A chi appartiene il seno?, 
“A History of the breast”
projet personnel pour Fanzinne




« A chi appartiene il seno? »


Vi siete mai chieste «  a chi appartiene il seno»? O come me avete sempre ingenuamente pensato che fosse di vostra proprietà, essendo parte integrante del vostro corpo?

Nel libro « A history of the breast » l’innovativa scrittrice americana Marylin Yalom ci dimostra esattamente il contrario. Non solo il seno non è mai appartenuto alle donne (o a noi stesse), ma in tutta la storia dell’umanità, di proprietari ne ha avuti sempre e molti.

La sua ricerca ha come punto iniziale proprio questa domanda: « a chi appartiene il seno »? Al bambino che viene allattato? All’uomo che lo guarda eccitato? Alle pubblicità? Alla moda? Magari alla donna?

Questo « viaggio cronologico », come lo definisce lei stessa nell’introduzione, inizia nella preistoria e va avanti fino ai giorni nostri. E per tutti questi millenni il seno è stato amato, desiderato, odiato, nascosto, mostrato, toccato, maledetto, divinizzato… Ad ogni epoca l’onnipresente seno cambia personalità, funzione, statuto e a volte pure forma.

Dal seno divinizzato dell’era Paleolitica a quello della Madonna che allatta, a quello erotico di Agnès Sorel, al seno domestico dei Paesi Bassi del XVII secolo, a quello politico della Marianne francese o ancora al seno della schiavitù dell’America della fine del XIX secolo, al seno commercializzato con la creazione di corsetti e reggiseni, al seno medicalizzato torturato dalla malattia e amputato dai medici, al seno psicanalizzato da Freud all’inizio del XX secolo, fino al seno liberato grazie alle donne che hanno finalmente iniziato ad appropriarsene alla fine degli anni ’60.

Ma allora, a « chi appartiene il seno » ? È dei neonati, degli uomini, della famiglia, della politica, della psicanalitica, dei medici, dei chirurgi estetici, dei commercianti, dei pubblicitari, della religione, dei produttori pornografici. È solamente da cinquanta anni a questa parte che ha ricominciato ad appartenere (in parte) a chi di dovere: noi donne. E la strada è ancora lunga, infatti ancora oggi il seno indica lo statuto femminile nella società. Sarebbe impossibile creare un parallelo con una parte del corpo maschile. Provate a fare l’esercizio, solo  pensarci è totalmente impossibile.

Quindi, d’ora in poi, ogni giorno ponetevi anche questa di domanda : « sono io ad aver deciso una qualsiasi appartenenza del mio seno ? » se la risposta è no, cercate di cambiare la situazione, lottate, rivoltatevi, riappropriatevi del vostro corpo, in tutte le sue parti. Il seno è nostro, è fatto come è fatto e va bene cosi. Se cade, se penzola, se invecchia, se uno è diverso dall’altro, se abbiamo qualche pelo sui capezzoli, se è piccolo, se è grande, se è a forma di pera o di coppa di champagne, se è eccitante, se è stato amputato, se è malato, se è sano, se l’avete voluto ridurre, se fa male,  se non fa latte, accettatelo per quello che è: una parte del vostro corpo e non un indicatore della vostra femminilità. E quando qualcuno vorrà appropriarsene, semplicemente dite no. Siamo noi le proprietarie, ed essendo già abbastanza dure con noi stesse, non abbiamo di sicuro bisogno di qualcun altro in più.



Il seno sacro antico: Farmata e la statua femminile delle Cicladi , verso 2500-2300 AC

Il seno sacro: Manon e « La Vergine con il cuscino verde », Andrea Solario,  XVI secolo

Il seno erotico: Anais e le « Dames au bain », castello di Fontainebleau, XVII secolo, Anonimo

Il seno domestico: Roberta e « Sophia Hdwig, contessa di Nassau Dietz, con i suoi tre figli », 1621, Moreelse Pauls

Il seno politico (positivo): Eleonore e « La république guidant le peuple », Eugène Delacroix, 1830.

Il seno politico (negativo): Shay e il dagherrotipo della serie fotografata da J.T. Zealy in cui è rappresentata « Delia », una donna di una piantagione di B.F. Taylor a Columbia, Carolina del Sud, 1850.

Il seno psicologico: Martina e la copertina del libro della psicanalisi di Freud, disegnata da Charles Rycroft, 1972. Freud convinto che il primo contatto tra il neonato ed il seno fosse il « prototipo di tutta relazione amorosa ».

Il seno commercializzato: Noellie e la pubblicità Maidenform del 1962, in cui la donna tiene il toro per le corna e in cui si può leggere « I dreamed I took the bull by the horns.. in my Maidenform bra ».

Juliette e la pubblicità degli anni ’90 Wonderbra sui cui seni della modella c’era scritto «  I can’t cook, who cares ? »

Marine e « Illusio » l’applicazione di realtà virtuale creata nel 2016 che serve per creare dei modelli in 3D in sovrimpressione su una paziente che vorrebbe sottoporsi ad una chirurgia estetica.

Il seno medicalizzato: Sara ed il dispositivo medico creato da Lorenz-Heister-Breast per amputare completamente  il seno in caso di malattia.

Il seno liberato: Bajougou e « la mia balia ed io », Frida Kahlo, 1937.







Marylin Yalom, A history of breast, 1997, Knopf editore, ISBN 0679434593




Photographer & AD
Andrea Bresciani

Fanzine: Fanzinne
Thanks to: 
Farmata
Anais
Roberta 
Manon
Eleonore
Shay
Martina
Sara
Noellie
Bajougou
Juliette
Marine